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Archive for dicembre 2008

“Ciò che mi toglie dalla brutalità sono le parole. Essere le parole che si dicono. Io sono le parole che mi dico ad  alta voce, o mormoro appena nella mente, una frazione di secondo prima che le mie dita colpiscano i tasti della vecchia Triumph marroncina (…)

Uno scrive testi teatrali per raccontare balle. Per raccontare menzogne scrive racconti, romanzi, persino poesie. Le balle rotolano sul palcoscenico e, nei momenti migliori, nei momenti felici, quelli che stanno sul palco e quelli seduti in platea se le passano, le balle. E giocano. E si divertono, per questo si dice il gioco del teatro.

La scrittura è un fatto. Il racconto è un atto, un’azione contratta che attende di essere rilasciata. La scrittura come assenza di verità e come unica verità possibile: in questa altalena dondola la sua natura, la sua ragione, la sua coscienza. Un agonismo di anime.

Scrivere è un po’ come giocare a carnevale con se stesso, come mettersi una maschera e denudarsi, penso. E’ come vendere ancora, dopo che hai già venduto tutto quello che possedevi. E’ come vedere.

Tutte le cose hanno un colore, anche i profumi hanno un colore, i desideri e gli oggetti. Scrivere ha il colore verde, per esempio, talvolta il colore blu. Ma le storie hanno tutti i colori possibili, talvolta anche gli impossibili” 

G. Favetto “Se vedi il futuro digli di non venire” – Mondadori

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